2650

L’alloro

L'uso in cucina e le proprietà terapeutiche dell’alloro: albero nobile, solare, benefico, immortale, da sempre portatore di pace e gioia. Dagli antichi greci e latini a oggi

scritto da Salvatore Piscitelli / 17 luglio 2015

Apollo e Dafne (1615), Museo del Louvre, Parigi

Al museo del Louvre di Parigi è esposto il dipinto “Apollo e Dafne” (1631) di F. Albani, nel quale Dafne, ninfa dei boschi e figlia della dea Gea (la madre Terra) e del dio fluviale Peneo, è inseguita da Apollo che le gridava il suo amore, acceso da una freccia acuminata e dorata lanciata dal dio Eros.

Ma l’amore che ardeva nel cuore di Apollo non era ricambiato dalla bellissima ninfa, nel cui cuore Eros aveva lanciato una freccia spuntata e di piombo, destinata a respingere l’amore. La leggenda racconta che Dafne, alla vista di Apollo, scappò impaurita e, accorgendosi che la sua corsa era vana, implorò l’aiuto della madre che la trasformò in un albero di alloro.

Il dio in ricordo di questo episodio si ornava il capo con giovani rami di alloro, albero sacro Apollo per gli antichi Greci.

 

Il nome scientifico dell’alloro è Laurus nobilis; appartiene alla famiglia delle Lauraceae, della quale è l’unico rappresentante in Europa, dove fu introdotto dall’uomo fin dalla più remota antichità.

 

Portamento di un arbusto di alloro coltivato

Portamento di un arbusto di alloro coltivato

L’alloro o lauro è originario dell’Asia minore e cresce spontaneo nelle regioni mediterranee, in ambienti di macchia e nei boschi cedui, dove ha portamento cespuglioso. È una pianta perenne che può raggiungere altezze fino a 12 metri se cresce su terreni fertili e ben drenati; è utilizzata, per la sua fragranza aromatica, come pianta ornamentale nei giardini e nei parchi pubblici.

 

Le foglie, di colore verde scuro, presentano un corto picciolo e si dispongono lungo i rami in modo alterno; hanno forma lanceolata o allungata; sono acute o ottuse, con bordi interi o ondulati, e coriacee, una proprietà che testimonia l’adattamento della pianta ai climi aridi, caratterizzati da prolungati periodi di siccità.

 

Il colore della pagina superiore è verde lucido, mentre quello della pagina inferiore è verde giallo, tenue o opaco. Sono presenti sulla superficie fogliare ghiandole resinose, tanto che se sono stropicciate emanano un aroma caratteristico.

 

Le foglie dell'alloro

Le foglie dell’alloro

I fiori, di colore giallognolo, sbocciano all’inizio della primavera; sono poco appariscenti, a quattro petali, e sono riuniti in infiorescenze a grappolo o in ombrelle ascellari su peduncoli di un cm circa.

I fiori maschili presentano otto o dodici stami, mentre i femminili quattro stami sterili e un pistillo.

 

L’alloro è una pianta dioica, cioè gli stami, organi riproduttivi maschili, e i pistilli, organi riproduttivi femminili, sono portati su due piante distinte. In altre parole, esistono esemplari maschili e femminili della specie Laurus nobilis e, quindi, i gameti maschili e femminili sono prodotti su due piante diverse.

 

I frutti sono bacche ovoidi, simili a piccole olive, lunghe fino a 2 cm, che nel corso della maturazione virano dal verde al nero, a maturazione completa.

 

La struttura delle foglie di alloro

La struttura delle foglie di alloro

Le proprietà aromatiche dell’alloro sono determinate dagli oli essenziali concentrati nelle foglie più giovani, presenti nella zona apicale dei rami, e nelle bacche. I componenti di tali oli sono: geraniolo, cineolo, eugenolo, terpineolo, fellandrene, eucaliptolo e pinene. L’uso culinario e farmaceutico delle foglie, fresche o essiccate, e delle bacche mature, tuttora diffuso, risale all’antica Grecia e agli antichi Romani.

 

Nella mitologia greca, il mito dell’alloro, albero consacrato ad Apollo, è strettamente connesso con il suo amore per la ninfa Dafne, tanto che oggi, sia in Grecia che nei paesi limitrofi l’alloro è chiamato dafne.

 

Fiori dell'alloro

Fiori dell’alloro

Ovidio è stato il poeta latino che ha prodotto la più completa elaborazione letteraria del mito, descrivendo la metamorfosi della ninfa Dafne in alloro:

 

un pesante torpore invade il suo corpo: il petto delicato viene avvolto da una sottile corteccia, i capelli si mutano in foglie, le braccia in rami, i piedi poco prima così veloci si fissano in radici inerti, il volto in una cima d’albero: le rimane soltanto la bellezza” [Metamorfosi, I, vv 549-553]. Apollo continuò ad amare Dafne anche così trasformata e fece dell’alloro il suo albero:

 

Pur così Febo continua ad amarla e poggiando la testa sul tronco sente che ancora il petto batte sulla fresca corteccia e, intrecciando le sue braccia ai rami come se fossero le membra di lei, bacia il legno: ma il legno si sottrae a quei baci. A cui il dio: “Poiché non puoi essere mia coniuge – disse – sarai il mio albero. La mia chioma, la mia cetra, la mia faretra, o alloro, si orneranno di te” [Metamorfosi, I, vv 553-559].

 

Frutti dell'alloro

Frutti dell’alloro

L’alloro, quindi, diventa albero nobile, solare, benefico, immortale e legato al culto di Apollo, che si ornava il capo con un giovane ramo in cui erano presenti anche bacche: “come il mio capo giovanile è pieno di capelli intonsi anche tu avrai in eterno l’onore delle foglie sempreverdi”.

 

Per questi motivi l’alloro acquistò peculiari e forti valenze simboliche e divenne il premio agognato nelle competizioni atletiche e musicali, così che i vincitori si coprivano il capo con una corona di alloro.

 

Anche i Romani tennero in grande considerazione il lauro, tanto da conferirgli un ruolo importantissimo nei momenti più significativi e solenni della vita pubblica e privata. “Incoronerai [con rami di alloro] i generali lieti per la vittoria quando un coro festante intonerà il canto del trionfo e il Campidoglio vedrà lunghi cortei” [Ovidio, Metamorfosi, vv. 560-561].

 

A completamento degli studi, i giovani studenti del periodo classico erano “coronati” con un tralcio di alloro coperto di bacche, da cui il detto “baccalaureat coronati”, così come si fa ancora oggi con i neolaureati.

 

Didascalia delle immagini

 

Foto 1. Francesco Albani, “Apollo e Dafne” (1615), Museo del Louvre, Parigi (Francia).

 

Foto 2. Portamento di un arbusto di alloro coltivato. La corteccia del tronco è piuttosto liscia; il colore è dapprima verde nei rami giovani e di colore verde brunastro nel tronco e nei rami più grandi.

 

Foto 3. Le foglie sono brevemente picciolate e disposte lungo i rami in modo alterno. Sono raramente opposte e verticillate.

 

Foto 4. Si può osservare la struttura delle foglie:sono intere e coriacee. Hanno forma ellittico-lanceolata e l’apice acuto. Osservandole in trasparenza si notano puntini traslucidi,le ghiandole che contengono l’olio essenziale.

 

Foto 5. Fiori peduncolati, attinomorfi, attraversati cioè da più piani di simmetria passanti per il centro del fiore stesso, e tetrameri, divisi in quattro parti, di colore bianco giallastro, profumati e riuniti in piccole ombrelle di quattro o cinque fiori all’ascella delle foglie.

 

Foto 6. I frutti della pianta di alloro sono bacche molto aromatiche, simili a piccole olive. Contengono un solo seme e giungono a maturazione completa nel mese di novembre, diventando nere. Si osservi la nervatura pinnata della foglia e il contrasto cromatico tra la pagina superiore ed inferiore.