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La noce di Sorrento

Aspettando il riconoscimento I.G.P. di questo prelibato prodotto tipico campano

scritto da Maria Grazia Martorelli / 24 novembre 2014

La noce di Sorrento

Verso fine novembre, nelle case, la fine di un pasto è scandito dai rumori della rottura dei gusci delle noci di Sorrento. La frutta fresca di stagione viene sostituita da frutta secca oleosa, in particolare, appunto, le noci.

 

Molto spesso della provenienza ce ne preoccupiamo poco, acquistando questi frutti in buste preconfezionate. Il consumo delle noci è ancora troppo limitato alle sole tavole natalizie, quasi come se fosse un passatempo. L’impatto calorico che ne deriva è abbastanza elevato, ma le nobili proprietà nutrizionali passano in secondo piano e quasi vengono additate come colpevoli dei chili di troppo che i banchetti natalizi regalano alla fine delle vacanze.

Analizzando nel dettaglio la frutta a guscio, comprenderemo però che non c’è nulla di più falso e che beneficiare di questi frutti tutto l’anno, in particolare delle noci, non può che fare bene.

 

Innanzitutto sarebbe d’obbligo cominciare a guardare la provenienza, scegliendo varietà che la nostra regione ci dona. Le noci più pregiate, coltivate in Campania, sono quelle di “Sorrento”.

L’albero di Noce è originario dell’Asia Centrale, ma dei resti ritrovati negli scavi di Ercolano, affermano che questo frutto era già presente in Campania nel I secolo d.C. L’area geografica d’origine della noce di Sorrento è la Costiera Sorrentina, in particolare Vico Equense, ma il clima fertile campano ha favorito l’estensione delle coltivazioni all’agro Nolano-Palmese-Sarnese, alla zona Flegrea e Vesuviana fino alla Valle dell’Irno.

I due ecotipi della noce di Sorrento si mostrano: uno dalla forma leggermente allungata, appuntito da un lato e smussato dall’altro; l’altro più piccolo, rotondeggiante e senza punta.

Le valve sono per entrambi lisce con poche increspature.

L’ecotipo più grande presenta un gheriglio che può essere facilmente estratto senza rompersi, dopo una leggera pressione del guscio, pertanto è notevolmente apprezzato nell’utilizzo dolciario e industriale.

 

Appena raccolte, ancora acerbe, presentano una buccia esterna che racchiude il guscio e la pellicola che ricopre il gheriglio color latte, più spessa e più amara, ma facilmente asportabile per poterle gustare. Fresche, vengono vendute tra la fine di agosto e settembre e sono destinate al solo mercato campano.

 

Rivolti ad un mercato più ampio, sono i frutti lasciati ad essiccare all’aperto, dopo la raccolta manuale tra settembre e ottobre.

 

Le Kcal apportate sia per i frutti freschi che secchi, sono in media le stesse, circa 600, l’apporto proteico e la vitamina A appaiono maggiori nei frutti secchi, mentre il calcio risulta maggiore nei frutti freschi; infine la differenza risiede soprattutto nell’apporto dei lipidi, un po’ maggiore nei frutti secchi.

 

È proprio la qualità dei grassi contenuti nelle noci che, alla luce di recenti studi scientifici, individua questo frutto tra i principali alimenti salvavita. Protagonisti sono gli acidi grassi polinsaturi Omega-3, che analizzati in numerosi studi hanno confermato la loro azione ipocolesterolemizzante e protettiva nei confronti dell’endotelio delle arterie, in grado di prevenire e ridurre l’infiammazione.

 

Proprio questo effetto antinfiammatorio, riduce anche il rischio di diabete di Tipo II. Sono inoltre fonte preziosa di proteine di origine vegetale, che insieme agli  antiossidanti, riconoscono alle noci un ruolo di rilievo nella prevenzione del cancro e sono già arrivate conferme di un effetto delle noci protettivo nei confronti del cancro al colon e alla prostata. Tutti questi studi hanno analizzato pazienti, che seguivano uno stile di vita sano e introducevano una porzione controllata di noci nella loro alimentazione bilanciata.

 

Restiamo in attesa del riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta per le noci di Sorrento da parte del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, per poter arricchire ulteriormente la lista dei prodotti tipici campani di pregio riconosciuti e incrementare il commercio fuori regione.