2313

Ottavia minore, sorella di Ottaviano Augusto

Intervista all’archeologa Elisabetta Vitale

scritto da Angelo Amato De Serpis / 22 gennaio 2015

Ottavia minore, -sorella di Ottaviano Augusto

Tutti sanno che il notissimo Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma e fondatore dell’Impero Romano, morì a Nola il 19 agosto del 14 d.C., ma davvero pochi che, oltre al padre di Augusto, Gaio Ottavio, anch’esso morto a Nola, la città, oggi famosa per la Festa dei Gigli e Giordano Bruno, ha visto la nascita, nel 69 a.C., di Ottavia Turina minore, più nota semplicemente come Ottavia minore, sorella di Ottaviano Augusto e moglie dell’altro triumviro romano Marco Antonio.

Nell’ambito delle iniziative dedicate al bimillenario dell’imperatore romano Augusto, ci è sembrato doveroso occuparci di una nobile e dimenticata nolana che, con il suo fascino e la sua illustre parentela, ha giocato un ruolo di primo piano nella politica del fratello.

A tal proposito ci è sembrato utile incontrare l’archeologa Elisabetta Vitale, studiosa del periodo augusteo e attivista dell’Associazione Meridies di Nola, che sta provando a far conoscere la figura e la storia di questa illustre antica concittadina nolana.

 

Dottoressa Vitale, Ottavia minore ha svolto un ruolo importante, come “pedina politica” del fratello Ottaviano Augusto. Qual è stato il suo reale ruolo e quanto ha inciso nell’ascesa politica del fratello?

In realtà nell’antica Roma era una prassi consolidata, usare le discendenti di nobile famiglia, come moneta di scambio, nel sistema di alleanze matrimoniali che facevano da supporto alle alleanze politiche. Ottavia, quindi, come tutte le fanciulle di alto rango, fu educata al rispetto dei ruoli e al rispetto degli obblighi coniugali. Tutta la sua vita e i privilegi che le furono concessi sono influenzati dalla famiglia e dalle scelte politiche del fratello. Durante le lotte intestine della tarda Repubblica,  i suoi  matrimoni la pongono come figura fondamentale per la nascita del principato e l’ascesa al potere di Ottaviano. Successivamente con l’istituzione del principato, Ottavia giocherà un ruolo importante per il predominio a corte e nella elaborazione delle linee di successione; essa è uno dei primi elementi della costruzione ideologica del fratello: la domus Augusta. Il suo primo marito fu Claudio Marcello, console nel 50 a.C. e fiero oppositore di Cesare. Quando Pompeo perse la sua prima moglie, Cesare gli prospettò il matrimonio con Ottavia ma lui non accettò. La morte di Marcello, nel 41 a.C., consentì di farla entrare in uno dei giochi di potere al vertice della res publica: l’altalenante rapporto fra Marco Antonio e Ottaviano. All’indomani del patto di Brindisi, infatti, la temporanea riappacificazione tra i due triumviri, fu rinforzata dal matrimonio di Ottavia con il passionario Marco Antonio, rimasto vedovo di Fulvia. Ottavia aveva meno di trent’anni ed era già madre di tre figli, un maschio e due femmine. Quando sposò Antonio era ancora nel periodo di vedovanza, ma l’accordo fra i due rivali era così importante che il Senato votò la deroga alla norma che impediva il matrimonio di una donna prima dei dieci mesi dalla perdita del marito. Questa unione fu interpretata come una benedizione atta ad impedire gli orrori di una nuova guerra civile. Si diffuse  un senso di pace e tranquillità come documenta la IV ecloga di Virgilio e, essendo Ottavia incinta, non è da escludere che il poeta si riferisca al loro figlio quando profetizza la nascita di un bambino che darà il via ad una nuova età aurea. Ottavia trascorre un periodo di tempo in Grecia con Antonio ed il loro rapporto è coronato dalla nascita di due bambine. Gli Ateniesi rendono loro omaggio come divinità benefattrici, nuovo Dioniso e nuova Atena, ed il ritratto di Ottavia compare assieme a quello di Antonio su monete coniate da zecche orientali. Fu la prima donna a Roma a ricevere questo onore. La serietà, l’intelligenza, la grande sensibilità femminile, l’affettuosa dolcezza  di questa moglie riuscirono a far dimenticare Cleopatra ad Antonio. Ma ben presto le cose precipitarono ed Antonio ritornò dalla sua “sirena del Nilo”, abbandonando Ottavia e offrendo così il casus belli per il riaprirsi delle ostilità tra i due triumviri. L’abile Ottaviano convince l’opinione pubblica che il rivale è un traditore al servizio di una cortigiana sfrenata e corrotta mentre lui si presenta come difensore della dignità romana di cui Ottavia è la trasfigurazione. Nel 31 a.C. i due si affrontano, nelle acque al largo di Azio, in una battaglia epocale  che cambierà il corso della storia.  Ottaviano diventa unico protagonista della storia di Roma.

 

Cosa possiamo dire oggi, a distanza di duemila anni, sulla donna Ottavia minore? Il suo ruolo è stato solo quello di “pedina” del fratello o ha avuto modo di far valere la propria individualità e volontà?

Nulla si sa con certezza intorno al vissuto interiore di Ottavia che è passata alla storia soprattutto per la sua generosità inossidabile, pur attraverso vicende personali piuttosto difficili. Di lei si diceva che fosse molto bella. Descritta da Plutarco come “un tesoro di donna”, Ottavia sembra essere stata una donna dai costumi ineccepibili. Sicuramente per lei sarà stato difficile opporsi alla fredda volontà del fratello ma tutto lascia pensare che la ragazza non ebbe alcuna intenzione di opporsi, anzi  dopo il matrimonio con Antonio, il suo ruolo sembra cambiare e da “pedina sulla scacchiera del potere” diventa, complice anche la sopraggiunta maturità,  “prima attrice di un teatro chiamato Impero”. In alcuni momenti sembra che i ruoli si invertano e in molte decisioni di Ottaviano si ravvisa la sua influenza. Fu lei che, in più riprese, mise pace tra il fratello ed il marito. La storiografia dell’epoca ci lascia intendere che fosse sinceramente innamorata di Antonio e probabilmente per questo motivo cerca di mantenere l’equilibrio il più possibile. Grazie alla sua intercessione, nell’inverno del 38-7 a.C. a Taranto i triumviri rinnovano il patto per altri cinque anni, Ottavia da Antonio ottiene la maggiorazione del numero di navi da inviare ad Ottaviano per la guerra contro Sesto Pompeo e dal fratello la promessa dell’invio ad Antonio di ventimila fanti per la guerra partica. Inoltre è lei a proporre l’unione di Giulia, la figlia ancora piccola di Ottaviano, con Marco Antonio Antillo, primogenito di Antonio e Fulvia. Dopo la decisione di Antonio di rifugiarsi tra i fasti del palazzo di Cleopatra, ottiene dal  fratello,  un ultimo tentativo di riconciliazione. Si mette in viaggio per Atene con navi e soldati che servivano al marito per le sue campagne in Oriente. Antonio non vuole nemmeno  incontrarla. Tornata a Roma, rifiuta il suggerimento di Ottaviano di abbandonare la casa del marito. Vuole continuare  a impersonare il ruolo tradizionale di matrona, considerandosi unica moglie legittima di Antonio. Non è facile disubbidire ad Ottaviano ma lei lo fa. E’ testarda e tenace come suo fratello. Ma sono proprie queste sue scelte ad aiutare gli scopi politici di Ottaviano, che, dopo averle fatto votare la sacrosantitas, può presentarla ora come una virtuosa matrona romana sopraffatta dal fascino ingannevole della straniera Cleopatra. Anche dopo aver ricevuto la lettera di divorzio, la generosissima Ottavia non si sottrae a quelli che riteneva fossero i suoi doveri: accoglie in casa anche Iullo Antonio, figlio di Antonio e Fulvia. L’opinione pubblica, a questo punto,  opera una precisa distinzione tra due modelli femminili: quello rappresentato da Cleopatra, la regina orientale dissoluta, che trascina Antonio nel vortice della passione sfrenata, lo distoglie dai suoi doveri di uomo politico romano e lo coinvolge nella perversa aspirazione a una monarchia di tipo ellenistico; e quello rappresentato da Ottavia, fedele al mos maiorum, moglie, madre e sorella virtuosa, devota alla famiglia, anche a scapito della propria soddisfazione personale. Morto Antonio, la sua pietas supera qualsiasi ostilità: chiede al fratello di allevare, anche, i tre figli di Antonio e Cleopatra. La presenza nella famiglia imperiale di questi bambini non doveva essere particolarmente gradita ad Ottaviano, il quale tuttavia fu costretto a rispettare la volontà e lo spessore etico di una sorella che a lui aveva dedicato tutta la sua vita. Dei figli di Cleopatra si perdono le tracce ma di Iullo sappiamo che crebbe a corte con un ruolo pari al suo rango e si ritrovò addirittura console e poi proconsole d’Asia. Ma un nuovo dolore era in agguato per lei: la morte del suo amato Claudio Marcello, avvenuta a Baia nel 23 a.C. Il suo dolore sarà inguaribile e come sappiamo da Seneca, diventa il modello retorico della madre inconsolabile, antitetico a quello di eroica sopportazione del dolore impersonato da Livia nel 9 a.C. dopo la morte del figlio Druso Maggiore. Dopo la morte del suo caro Marcello,  l’intuito politico di Ottavia raggiunge il momento più significativo, provvedendo,  come ci racconta Plutarco, ad assicurare un discendente alla gens Iulia. Fa separare il fedele generale Agrippa da sua figlia Marcella affinché sposasse Giulia, figlia di Augusto. Finché Ottavia restò in vita, si nota un apparente incapacità di Livia a promuovere la candidatura dei suoi figli. Il destino farà in modo che il successore di Augusto sia Tiberio, figlio di primo letto di Livia, ma il riscatto della gens Iulia passerà nuovamente attraverso Ottavia o meglio la sua prole. Delle due figlie avute da Antonio, infatti, Antonia Maggiore sarà la nonna di Nerone ed Antonia Minore, madre dell’imperatore Claudio e nonna di Caligola.

 

Secondo te, come mai Nola ha praticamente dimenticato questa sua illustre concittadina e cosa si potrebbe fare oggi per rimediare?

A dimenticare la figura di Ottavia minore e come lei tante altre figure femminili non è stata solo Nola ma in generale il filone storiografico. Il nostro passato è ricco di donne che hanno fatto la differenza, il cui operato, però, è passato inosservato perché la storia dell’umanità ci è stata tramandata quasi esclusivamente da uomini. Queste grandi figure femminili sono state ricordate sempre perché mogli, madri e sorelle di qualche illustre uomo e non effettivamente per le loro azioni. Ad aggravare questa tendenza è stato il soffermarsi maggiormente sulle cose materiali a scapito delle storie che vi erano dietro. Lo spasmodico desiderio di individuare la villa degli Octaviiapud nolam” ha fatto perdere di vista l’analisi del legame reale di questa famiglia con la nostra terra. Oltre ad Ottavia, Nola ha tante altri personaggi femminili da rivalutare che hanno lasciato un’impronta sulla storia, cultura e hanno plasmato l’identità  di questa illustre città dalla storia millenaria. Credo che non bisogna più restare inerti a rammaricarsi sulle rovine del passato ma su quelle rovine ricostruire il futuro. QBisogna lavorare  per  riportare sotto i riflettori la storia di Nola e dei suoi personaggi indagando anche l’altra faccia della storia, quella fatta di passioni, intrighi e sofferenze, il più delle volte ignorata dalla storiografia classica.