2361

Pietro Salvatore Caliendo

Il pittore del borgo Castello di Palma in mostra a Palma Campania dal 24 al 31 gennaio

scritto da Pasquale Gerardo Santella / 26 gennaio 2015

Pietro Salvatore Caliendo

Fuoco, aria, acqua, terra: i quattro elementi naturali, considerati principio e causa della vita dell’universo dalla filosofia delle origini, danno il titolo al calendario degli eventi, promossi dal 24 al 31 gennaio, dal Comune di Palma Campania e finanziati dalla Regione Campania, nell’ambito della valorizzazione del borgo collinare di Castello. Ad ogni elemento più un quinto, l’anima, è dedicata una giornata con manifestazioni soprattutto artistiche in collaborazione con L’Accademia delle Belle Arti di Napoli.

 

L’occasione è buona per ricordare, venticinque anni dopo che gli era stata dedicata una retrospettiva, Pietro Salvatore Caliendo, pittore vissuto nella frazione di Palma, attivo nella prima metà del Novecento. Questa volta sono stati presentati alcuni  tra i più significativi dei suoi dipinti nell’atrio della sala teatrale comunale.

 

Diamo qualche cenno biografico. Caliendo nacque il 5 gennaio del 1977. Laureatosi in giurisprudenza, non esercitò l’avvocatura, ma si dedicò all’arte, in particolare alla pittura. Fu ammesso all’Accademia per meriti artistici al terzo anno, completò gli studi e insegnò Storia dell’arte in vari istituti superiori della provincia di Napoli, tra i quali il liceo classico Carducci e il Seminario di Nola e il liceo Rosmini della sua città.

Uomo di vasta cultura (così come si evince dalla varietà degli argomenti dei libri conservati nella sua ricca biblioteca), cultore di astronomia, archeologia, poesia, poliglotta ma schivo e amante della solitudine, partecipò a qualificati concorsi dove ottenne importanti riconoscimenti della sua arte: si classificò al primo posto nel concorso finale di pittura del Regio Istituto delle Belle Arti di Napoli con Nudo di vecchio e vinse la medaglia d’argento all’Esposizione internazionale di Napoli con Vita primaverile. Nella piena maturità visse in Germania e in Svizzera ed ebbe l’opportunità di conoscere lo scrittore russo Massimo Gorki e il maggior pittore del ‘900, lo spagnolo Pablo Picasso.

 

Riguardo alla sua arte, nell’Introduzione all’opuscoletto stampato per l’occasione, Virginio Ferrara scrive: “(…) una pittura, che, per quanto espressiva e tecnicamente ineccepibile, risentiva di una mancanza di ricerca e dei limiti di una rappresentazione figurativa nei ritratti piuttosto statica e scolasticamente standardizzata”. Un giudizio che possiamo accettare sottolineando come quella di Caliendo fu una scelta dettata non da imperizia ma dalla sua cultura, formatasi sugli artisti e i letterati dell’Ottocento, e dalla sua anima intrisa, per dirla con Quasimodo, di un “umanesimo di razza contadina” che lo portava a rappresentare veristicamente persone e situazioni della sua terra.

 

Ne abbiamo conferma osservando le due copie del dipinto I tiratravi (montanari scamiciati che sotto la canicola trascinano a fatica delle travi abbattute nel vicino bosco), dove il primo ci appare per la sua pittura, che in questo caso potremmo definire postimpressionista, più moderno del secondo, improntato ai prediletti canoni veristici.

 

E terminiamo con due curiosità. La prima: il pittore conservava come una reliquia il cavalletto di Domenico Morelli, acquistato dalla figlia del famoso pittore napoletano, cui dedicò anche un’ode di 108 versi. La seconda: nel 1943, durante la ritirata dei Tedeschi, riuscì ad intermediare con loro grazie alla conoscenza della lingua ed evitare così la distruzione del borgo nativo.

 

Morì nella sua casa di Castello, dove visse gli ultimi venti anni della sua vita, l’11 ottobre del 1955.