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Viva e bella… Castellammare di Stabia

Tra ricordi di infanzia e presente...

scritto da Antonio Esposito / 18 settembre 2015

Castellammare di Stabia

Munito di macchina fotografica e di buona compagnia, in un pomeriggio di fine agosto, feci una passeggiata a Castellammare di Stabia con il piacere, certo, di fare la passeggiata in sé, ma anche e forse soprattutto con l’intento di fare delle foto sulla spiaggia là dove, negli anni Sessanta, facevano bella mostra di sé, peraltro molto frequentati, il Lido “La Limpida” e il “Lido Moderno”. Io frequentavo, con la mia famiglia e con uno stuolo di parenti e di amici, “La Limpida”, un lido molto accogliente pur se le sue ‘palafitte’ avevano minori ‘pretese’ di quelle del confinante Lido Moderno.

 

Arrivato sul lungomare, perché lì era forte il richiamo, non mi ci volle molto per capire, però, che spiaggia e passeggiata erano tutte transennate, sicché solo a tratti, e forse per generosità degli operai che avevano installato le transenne più che per esigenze tecniche, si riusciva a intravedere il mare.

Mi era preclusa, insomma, la possibilità di scendere sulla quella sabbia vulcanica dove sovente mi ero arso i piedi tanti, ma proprio tanti anni prima, per fotografarne il tratto occupato dal mio Lido e addirittura bagnarmi (non nel senso di fare propriamente il bagno!) le mani in quella stessa acqua in cui facevo le mie prime lezioni di nuoto.

 

È il caso che io sottolinei la mia profonda delusione di quel momento? Mi venne, tra l’altro, da sorridere pensando non tanto ai libri di geografia, che ormai si vanno aggiornando a ritmi serrati, quanto alle enciclopedie che, si sa, sono sempre stagionate e nelle quali ancora si legge, di Castellammare di Stabia, che trattasi di stazione balneare e idrotermale sul Golfo di Napoli.

 

Il sole forte, ma tollerante, la brezza marina nella quale respiravo il mare, il Monte Faito, imponente e comunque rassicurante, le cime delle palme e stormi di gabbiani volteggianti nel cielo terso mi scossero, però, pian piano, dal torpore della delusione e incominciai a ritrovare tutto il piacere con il quale ero arrivato su quel lungomare.

 

Un piacere che progressivamente si trasformò in vero e proprio godimento quando arrivai sul porto e diedi fondo ad un’attività che amo profondamente, quella, cioè, di fare fotografie che per me equivale a scrivere una poesia con gli occhi.

 

E fu quasi idillio durante il quale mi parvi essere, guardando l’azzurro del mare, un novello Ulisse incantato dalla voce e dalla luminosità degli occhi di una sirena.

Tornai alla realtà degustando, al K2, un delizioso (so che lo maltratto a dire solo delizioso) gelato a due gusti, Nutella variegato e Mediterraneo al pistacchio. Gocce di quel nettare mi caddero, ma non ne feci dramma, sui pantaloni chiari, lungo il mento e sulle mani che poi ebbi la necessità di lavare.

Una fontanella? Mi bastò alzare gli occhi e ne vidi una. Lavai le mani e bevvi a lunghe sorsate quell’acqua fresca, delicatamente ferruginosa, decisamente buona tant’è che, allontanando la bocca dallo zampillo, come pensando, dissi ad alta voce che a Castellammare avevano anche l’acqua speciale. Anche! E poi tutto un via vai di gente, del luogo e turisti, di tutte le età, ma soprattutto giovani belli e sorridenti, le ragazze con i capelli al vento e i ragazzi al riparo da tanta bellezza dietro gli occhiali da sole. Negozi bellissimi ed elegantissimi punti ristoro, con le loro dolcezze esclusive, tra le tante quali svettano ancora oggi i biscotti ricoperti da una glassa di zucchero e il biscotto a forma di sigaro, inventato nel 1848 e apprezzato per la sua fragranza e l’inconfondibile sapore.

 

Una città viva e bella, Castellamare di Stabia!

Intanto dove stavo andando? Alla Stazione FS, quella dove approdavo quando andavo al mare, viaggiando sulla linea Cancello-Torre Annunziata Centrale. Ma questa è altra storia, di cui si può leggere su questo Portale. C

Tornando sul lungomare per recuperare l’auto e in uno stato d’animo che non saprei definire, guardai la cima delle palme mosse dal vento. Poi alzai decisamente gli occhi al cielo, chiedendo silenziosamente ai gabbiani di prendermi nel loro stormo.